Il Kenya

IL KENYA

Il Kenya-Popolo Masai

Percezione e realtà
L’illusione di essere portatori di una “verità” esclusiva è sintomo di una visione della “realtà” molto più distorta di quanto si possa immaginare.

La verità è una percezione soggettiva, poiché frutto di una posizione particolare del soggetto che la interpreta.
Non esiste una verità ma molte verità, frutto di percezioni particolari dei soggetti che le interpretano.

Però la “percezione” non è la “conoscenza”.
Quindi se è vera l’esistenza di multiple “percezioni di verità”, è altrettanto vero che “la realtà è esclusivamente limitata dal grado di conoscenza”.

Vacanze in Kenya-Viaggio virtuale attraverso il Kenya

Kenya Vacanze Un viaggio virtuale attraverso la realtà del Kenya, le sue bellezze ed i suoi squallori, la gente, i safari, il mare e le spiagge, i monti ed i laghi, le isole e gli animali.

Bandiera del Kenya

 

Bandiera del Kenya

Stemma del Kenya

 

Stemma del Kenya

 

 

Storia della Repubblica del Kenya (Jamhuri ya Kenya)
Kilwa Sultanate ca 1400 aD

Nel medioevale periodo shirazi su quelle coste che incrociavano una delle rotte sulla Via delle Spezie percorse poi dagli europei, erano sorte fiorenti città arabe nonché centri per il commercio e per la tratta di schiavi già dal 700 dopo Cristo (vedi “Zanguebar il paese degli Zanj“) che prosperarono nel sultanato di Kilwa sulla costa tanzaniana e lungo quella del Kenya con insediamenti a Lamu nella omonima isola, a Gede o Gedi, nella città di Malindi e nella vicina Mombasa dove giunse tra i primi Vasco da Gama e i portoghesi vi si stabilirono.
[Il Kenya] [Storia del Kenya] [Lamu] [Isola di Lamu] [Rovine di Gede] [Storia di Malindi] [Mombasa] [Isola di Mombasa] [Vasco da Gama]

Giovani appartenenti alla tribù Luo

Nel frattempo nasceva la cultura swahili con una propria lingua e di religione islamica. La regione costiera keniota veniva popolata dai Giriama simili ai più meridionali Mijikenda di stirpe Bantu come i numerosi Kikuyu dell’altopiano fino al monte Kenya che conservarono la lingua gikuyu, le tradizioni e il culto del dio Ngai comune agli allevatori guerrieri Maasai, popolo di Nilocamiti come i Luo originari del Sudan e i settentrionali Turkana.
Dall’omanita Dhofar fino a metà del XIX secolo vi fu un intenso traffico, poi il sultano Sa‘īd decise di trasferire la capitale da Masqat all’isola di Zanzibar stabilendo il suo dominio su quelle coste che furono, nel potente sultanato da dove partirono, le prime esplorazioni africane alla ricerca delle sorgenti nilotiche, mentre l’interno rimaneva sconosciuto, popolato da tribù nilocamite che vi si erano stabilite da secoli.
Con la Conferenza berlinese del 1884 si completò la spartizione coloniale africana e sorse la colonia denominata Africa Orientale Britannica che, dopo la prima grande guerra, prese il controllo anche dell’Africa Orientale Tedesca e proclamata nel 1920 Colonia del Kenya.
[Popolo Swahili] [Kiswahili in Africa] [Tribù Masai] [Sultanato di Kilwa] [Colonialismo]

Uhuru Kenyatta House costata 780 milioni di scellini

Nel secondo dopoguerra la rivolta degli indipendentisti Mau-Mau, appartenenti al popolo Kikuyu ed altri movimenti, portò alla indipendenza del Paese nel 1963.
Il primo presidente Jomo Kenyatta rimase in carica quindici anni fino alla sua morte. Seguì l’elezione di Arap Moi, uomo dal lungo potere, confermato sia nelle elezioni del 1992 che nelle successive cinque anni dopo. Il suo regime terminò alle elezioni del 2002 con la vittoria di Mwai Kibaki generando un conflitto etnico tra le varie popolazioni sedato a fatica solo con un accordo di condivisione governativa con il rivale Raila Odinga, eletto primo ministro fino alle elezioni del 2013 che sancirono la vittoria di Uhuru Kenyatta figlio del celebre Jomo.

Nel frattempo dalla sanguinosa guerra civile somala era sorto il criminale regime delle corti islamiche Midowga Maxkamadaha Islaamiga e lo scatenarsi dei manipoli assasini militanti di Al Shabaab anche nel vicino Kenya, come nell’attacco al centro commerciale Westgate di Nairobi dove vennero massacrati sessantatré tra uomini, donne e bambini inermi e la strage nel campo universitario di Garissa con centocinquanta studenti ammazzati e alcuni decapitati, oltre i tanti tra attentati e assalti di questi criminali islamici che terrorizzano il territorio con i loro sanguinari raid su gente inerme come è costume del vile terrorismo islamita.
[Mau-Mau lo sterminio] [Chi sono gli Al Shabaab] [Malindi di male in peggio]

Villaggio vicino a Lokwakangole sulle rive del lago Turkana

Questo è il Kenya come lo si trova, con le sue città sparse nelle varie province del Jamhuri ya Kenya dalla lunga storia legata alla sua geografia, vasti territori con una popolazione variegata in diverse etnie, popoli e tribù. La dominante dei Bantu, portatori di una propria civiltà di migrati, originò nell’antichità la cultura swahili, con una comune lingua e la diffusione di diverse etnie.
Nell’altopiano l’etnia del popolo Kikuyu era la più numerosa, insieme agli islamizzati Swahili che vivevano sulla costa, ai Taita e ai vicini Mijikenda.
Nella regione centrale del monte Kenya si stabilirono il popolo Meru e le vicine comunità del popolo Embu; nella regione dell’ovest i Luhya; nella regione dell’est il popolo Kamba; mentre i Kisii edificarono i loro villaggi nella Rift Valley.
Nella regione orientale si insediarono i popoli cusciti: a nord, probabilmente originari dell’antica Nubia, giunsero attraverso il Sudan meridionale le tribù nomadi dei Gabra stabilendosi nel deserto Chalbi tra il centro di Moyale sul confine etiopico e Marsabit; ad est i nomadi Somali; a sud i villaggi delle tribù sedentarie dei Rendille che condividevano la regione con i Borana di stirpe etiopica Oromo.
Gran parte del territorio interno di cui fanno parte la Rift Valley, le grandi pianure e i monti delle Highlands era abitato da popoli Nilocamiti come gli agricoltori e gli allevatori sedentari Kalenjin divisi in vari gruppi, le numerose tribù Luo diffuse anche nel Sudan meridionale da dove provenivano oltre che nel Congo orientale e nel vicino Uganda, il grande popolo Maasai diviso in varie confederazioni tribali con lingua, tradizioni e costumi simili, dai Samburu ai settentrionali Turkana.

La costa
Isola di Lamu-Kenya

Sull’intera costa africana orientale swahili nel medioevale periodo Shirazi arabo sorsero fiorenti città, che in Kenya lasciarono memoria nell’arcipelago che prende nome dall’isola nota come Lamu, abitata dai Kore, con la omonima città araba medioevale di Lamu che si dirama dal Forte agli antichi vicoli, quartieri, suq e moschee. Da qui si può raggiungere Manda, la vicina Kiwayu e l’altra isola chiamata Pate, dove comparve il primo scritto in lingua swahili nel XVIII secolo con il poema Utenzi a ricordo delle gesta musulmane. Sulla costa settentrionale si trova Faza e la medievale Siyu, su quella orientale il vasto sito di Shanga fondato nel VII secolo.
Nell’arcipelago con la splendida isola Kiwayu si trova il magnifico parco marino di Kiunga con una cinquantina di isolette tra le barriere coralline.

Malindi, sorta sulla foce del fiume Galana, è stata a lungo porto sia sulla tratta schiavista araba, sia sulla rotta delle spezie dopo l’arrivo di Vasco da Gama che lasciò, a ricordo dell’accoglienza ricevuta nel 1499, la Cruz Padrão oltre ad una cappella costruita per seppellire due marinai e da cui si dirama la città portoghese. Oltre che dalla Casa delle Colonne, la lunga storia di Malindi è ricordata dagli antichi edifici e vari luoghi, fino alle Pillar Tombs situate entro le mura della quattrocentesca moschea di Juma (Jamia), sede anche di un cimitero musulmano. Dai luoghi storici di Malindi procedendo a sud lungo la costa incontriamo il parco marino che si estende legandosi all’altro splendido parco poco più a sud nella vicina Watamu che si allunga nell’insenatura corallina di Mida Creek. Nota per le magnifiche spiagge, anche Watamu ha la sua storia. Nella riserva della foresta Arabuko si trova il sito con le suggestive rovine dell’antica città medioevale di Gede.

Isola di Mombasa Kenya-Vista aerea

Passando per Mtwapa, nella zona popolata dai Mijikenda, si giunge a Mombasa nel quartiere di Nyali e da qui, oltre il ponte, all’isola su cui sorge la vecchia Mombasa, visitata nel medioevo dal grande viaggiatore arabo Ibn Battuta e, come la più settentrionale Malindi, tappa sulla rotta cinese del navigatore Zheng He e raggiunta da Vasco da Gama, divenne centro africano per la via delle spezie asiatica con il forte portoghese di Jesus sorto alla fine del XVI secolo come fortezza a difesa della città vecchia che si stende tra suq, baazar ed edifici religiosi. Percorrendo la centrale Biashara Street, la lunga via Moi Avenue e la Kenyatta Avenue si entra nella vera e propria città dei mercati oltre che degli affari.

Nairobi
Nairobi City-Kenya

Da qui partiva la ferrovia coloniale che collegava Mombasa al lontano Uganda attraverso paesaggi suggestivi e percorrendo una parte del Parco Nazionale Tsavo giungeva a Nairobi.
Il fascino di quella ferrovia ci riporta ad un treno dai vecchi vagoni che la nuova via ferroviaria non ha certo conservato, così come la capitale Nairobi, cresciuta a dismisura ai piedi dei colli Ngong, non ha mantenuto le sembianze di un deposito ferroviario.
Apparsa già caotica nei primi anni, si è allontanata sempre più da quel modello che gli occidentali chiamano “a misura d’uomo”. Oltre a quella parte di Nairobi data a vedere ai turisti che transitano nel suo aeroporto internazionale, è pietoso descrivere questa Nairobi con quasi cinque milioni di abitanti, in cui solo una piccola parte vive tra l’affaristico centro commerciale, i quartieri residenziali di Westlands e Upper Hill, mentre nelle altre zone dilaga miseria e criminalità.
[Uganda Railway]

Mathare Valley Slum Nairobi-Kenya

Nel sobborgo Kariobangi, nel quartiere di Mitumba e in quello sorto sulla discarica di Dandora, nell’indicibile miseria, nella fame, sporcizia e malattie sopravvivono derelitti flagellati dall’Aids.

Nello slum allucinante di Mathare oltre oltre mezzo milione di emarginati sono ammassati nella più estrema povertà, nella baraccopoli periferica di Kibera in duecentomila e altrettanti in quella di Korogocho sorta su una discarica. Nelle baraccopoli imperversa la criminalità dalle bande e ubriachi di chang-aa ai potenti clan mafiosi mungiki di indicibile violenza, anche al servizio di alcune fazioni politiche, terrorizzando gli avversari con l’esposizione di teste mozzate e analoghe amenità. Il quartiere Eastleigh si è riempito di rifugiati somali creando la Little Mogadiscio, enclave musulmana senza legge e centro d’ogni traffico di organi, droga, armi dominato dai criminali islamici al shabaab.

Ad una decina di chilometri si torna alla natura con il riserva faunistica di Nairobi dai corsi d’acqua e gli stagni popolati da ippopotami e minacciosi coccodrilli, una gran varietà di uccelli che sorvolano la savana animata da gazzelle, antilopi oryx, molte giraffe che pascolano con le zebre, passaggio degli gnu, mandrie di bufali e rinoceronti neri, esemplari di leopardi e famiglie di leoni.

Montagne, fiumi e laghi
Monte Kenya dalla valle Teleki sul lato sud-ovest

Lungo la grande Rift Valley keniota si elevano maestose le montagne dai suggestivi ambienti naturali a cominciare dalle colline Ngong nei pressi della capitale Nairobi. Dopo il Kilimanjaro il massiccio del monte Kenya è la seconda vetta africana: dall’alto dei suoi 5199 metri la montagna domina il suo magnifico parco. A nord-est del grande lago Vittoria verso l’Uganda, il massiccio vulcanico Elgon è il più antico e vasto della Rift Valley, un tempo nelle sue caverne vivevano gli Elgeyo. Chiamato Masaba dai bantu ugandesi e Monte del Seno (Ol Doinyo Ilgoon) dai Maasai che si incontrano ai limiti del suo vasto parco naturale, il monte Elgon è ricco di fauna e di caverne come la più famosa Kitum in cui si trova il cimitero degli elefanti che misteriosamente vi vengono a morire.

Continuando lungo la Rift Valley a sud est del Lago Naivasha si trova il monte strato vulcanico Longonot, la montagna dalle Ripide Creste, Oloonong’ot per i Maasai. Sempre nella Great Rift Valley, poco a nord del lago Nakuru, si erge il suggestivo cratere Menengai che dall’alto offre una magnifica vista sul lago e il vasto territorio che fu culla dell’Australopiteco africano e da qui si può raggiungere il lago Elmenteita dove si trova il sito preistorico Kariandusi risalente al Paleolitico Olduvaiano.

Cascate Lugard-Fiume Galana Tsavo Est

Il vasto territorio keniota è percorso da vari fiumi, dai colli Ngong vicino la capitale sorge il Galana che, attraversando lo Tsavo orientale forma delle cascate, o meglio delle rapide, chiamate Lugard’s Falls, proseguendo poi ad est fino alla costa. Il lungo Tana nasce dalla catena montuosa Aberdare scorrendo a sud attorno al monte Kenya, il fiume Ewaso scorre nelle pianure ad est della Rift Valley per attraversare le riserve di Shaba e la vicina Buffalo, infine il Mara attraversa il territorio del Masai Mara scorrendo nella pianura del Serengeti per entrare nel lago Vittoria.
Lago Turkana Kenya

Si susseguono laghi suggestivi dal più settentrionale lago battezzato Rodolfo in onore del principe austro ungarico dall’esploratore ungherese Teleki e l’austriaco Hohnel, noto come Turkana dalle tribù del popolo dei Turkana che vi vivono da secoli. A Nakuru si trova lo splendido lago che racchiude l’omonimo parco naturale con una grande riserva di uccelli acquatici di varie specie e lo spettacolo unico delle vaste colonie di fenicotteri rosa.
Lo spettacolo si ripropone nel vicino lago chiamato Elmenteita, che significa “polveroso” in lingua Maasai e da qui si prosegue per il lago Nai’posha noto come Naivasha alimentato dal fiume Turasha che entra nelle sue paludi assieme al Malewa e il vicino Gilgil.

Lago Magadi Kenya

Più oltre, dalle sponde abitate dai Njemps, si apre il lago Baringo dove nuotano ippopotami e minacciosi coccodrilli. Partendo dal lago si estende un vasto territorio popolato dai Samburu, dai villaggi Rendille con i vicini Pokot e varie tribù Kalenjin. Tra il parco Tsavo ovest e il tanzaniano di Mkomazi si trova il lago noto come Jipe ricco di pesci, uccelli e fauna di palude. Sulle coste del lago Bogoria da secoli vivono le tribù del popolo Pokot con all’interno la ricca riserva naturale con una gran varietà di uccelli, aironi di varie specie, pellicani e magnifiche colonie di fenicotteri rosa che animano il più meridionale lago alcalino chiamato Magadi.
Tra tutti il lago più vasto è il lago Nyanza ribattezzato Vittoria alimentato dal fiume Kagera. Sulla sponda occidentale l’emissario è il corso iniziale del Nilo in Uganda, laddove tra le mitiche montagne se ne cercarono a lungo le sorgenti, fino alle esplorazioni di Burton e Speke e gli altri che seguirono svelandone il mistero.

I grandi parchi
“Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre.
Antico proverbio africano

Ragazza appartenente alla trbù PokotUn’antico proverbio africano narra l’equilibrio e lo scandire della vita nelle magnifiche riserve naturali dei grandi parchi, scrigno della più ricca fauna africana con una gran varietà di animali in vasti territori condivisi da sempre con i popoli tradizionali in un secolare equilibrio.

Lungo la Rift Valley si estende l’omonima regione che va dal meridionale Nyanza al settentrionale lago chiamato Turkana fino agli aridi deserti, un vasto territorio popolato da agricoltori Kikuyu sedentari, dagli ultimi gruppi raccoglitori e cacciatori come gli Ogiek rifugiati nella foresta di Mau, da allevatori Pokot seminomadi come i Samburu. Ma è soprattutto territorio dei Maasai e a nord delle tribù Turkana che popolano queste vaste pianure ove sorgono maestose montagne e si inseguono i laghi in magnifici ambienti naturali dalla ricca e variegata fauna che ne fanno uno dei più affascinati territori africani.

Popolo Turkana-Kenya

Venendo da nord si trova il lago chiamato Turkana per l’omonimo popolo con i suoi villaggi che vive a stretto contatto con gli El Molo in via di estinzione.
Ma oltre che dai Turkana, questo suggestivo lago, popolato da migliaia di coccodrilli e ricco di pesce che da sempre sostenta le tribù degli ultimi El Molo, è anche uno dei patrimoni naturali kenioti con il parco sia nell’isola centrale che in quella meridionale, mentre sulle sponde orientali si trova il Parco Nazionale di Sibiloi. Scendendo da Loyangalani attraverso il territorio dei Turkana, ove si trovano anche Samburu e villaggi di Rendille, si arriva all’altro lago settentrionale, il Baringo. Lungo le sue rive vivono i pescatori Camus chiamati anche Njemps, poco a sud il lago vulcanico Bogoria con la sua riserva naturale che racchiude oltre cento specie di uccelli e grandi colonie di fenicotteri rosa. Attorno grandi antilopi Kudu, i più piccoli dik dik e impala, mandrie di zebre, branchi di iene e famiglie di ghepardi.

Gerenuk

Ad est, nel suggestivo ambiente vulcanico dominato dall’omonimo monte, si trova la foresta della riserva settentrionale Marsabit con una varietà di uccelli che sciamano tra le lagune ove si abbeverano zebre, branchi di gazzelle e altre antilopi, soprattutto della specie bushbuck nella savana con kudu, mandrie di bufali e maestosi elefanti, assieme a leopardi e vari leoni. Nel territorio popolato dalle tribù Samburu si trova la riserva ove si estende il parco che da essi prende nome, la Riserva Nazionale Samburu con la savana animata da giraffe reticolate, zebre, branchi di elefanti, mandrie di bufali, antilopi, gereruk, oryx e piccoli dik dik oltre ad impala prede di leopardi, veloci ghepardi e diversi leoni.

Dalla cittadina di Meru nei pressi del monte Kenya lungo il fiume Kathita, si raggiunge l’omonimo parco della riserva Meru adagiato nella ondulata savana animata da gazzelle, antilopi kudu e piccoli dik dik, oltre zebre ed eleganti giraffe locali. Nella parte settentrionale si moltiplicano elefanti e mandrie di bufali, rinoceronti neri che pascolano con facoceri, poi la savana diventa foresta alimentata da corsi d’acqua popolati da coccodrilli e numerosi ippopotami, tra la vegetazione leopardi e dappertutto famiglie di leoni.

Bufali africani

Continuando tra i villaggi, ove rimangono le tradizioni della gente Samburu, si entra nel territorio dei Kikuyu che chiamano Kirinyaga, ovvero luogo di luce, il maestoso monte Kenya ove per la tradizione risiede la divinità suprema e creatrice Ngai comune anche al popolo Maasai. Attorno si stende il territorio dell’omonimo parco con la foresta che ospita procavie arboricole e galagoni, piccoli carnivori quali le genette e scimmie colobi tra gli alberi, ai margini delle foreste elefanti, rinoceronti neri e leopardi, verso la savana antilopi acquatiche, tragelafi, cefalofi, mandrie di bufali e famiglie di leoni.

Ad ovest, verso il confine con l’Uganda, si trova la foresta pluviale di Kakamega animata da una grande varietà di uccelli, scimmie e altre specie di mammiferi, nei pressi del monte Elgon si apre l’omonimo parco nel suggestivo ambiente montuoso tra pareti rocciose e gole con sorgenti termali, corsi d’acqua e cascate, foreste di bambù e altre piante fiorite, varie grotte come le caverne di Kitum.

Sulle sponde del lago Vittoria si trova il parco Kimusu con le paludi dove nuotano ippopotami, tra la vegetazione manguste coda rossa, cercopitechi verdi, scimmie rosse e del genere tantalus, la savana animata da antilopi di vario genere, impala, la piccola monticola e la grande sitatunga, branchi di zebre, maestosi rinoceronti bianchi, iene maculate, leopardi, veloci ghepardi e i più piccoli servali oltre ai leoni.

Fenicotteri rosa

Tornando nella regione amministrata dalla centrale cittadina di Nakuru nei pressi dell’omonimo lago circondato da paludi, bassa foresta e savana, originalmente oltre ad ippopotami vi si trovavano antilopi acquatiche, iene e alcuni leopardi.
Sono stati poi introdotti esemplari di rinoceronti bianchi e una particolare specie di giraffe, ma il lago Nakuru è celebre per la varietà di uccelli e le grandi colonie di fenicotteri. Procedendo nel centro di Gilgil si raggiunge il piccolo lago noto come Elmenteita, oltre al suggestivo ambiente naturale è parte di questa culla africana dell’evoluzione umana con il sito preistorico di Kariandusi risalente al Paleolitico inferiore scoperto nel 1928 da Louis Leakey che vi rinvenne i resti di un Homo erectus simile all’Australopiteco che trovò nella tanzaniana Gola di Olduvai e più tardi il figlio Richard rinvenne a nord i resti dell’ominide Turkana.
Da qui all’altro lago chiamato Naivasha, con una gran concentrazione di ippopotami e animato da pellicani e vari uccelli acquatici, aquile pescatrici, aquile nere e le più piccole aquile spilogaster, le africane cicogne mitterie dal becco giallo e marabù. Poco a sud, verso il massiccio vulcanico di Longonot, si trova il parco della riserva Hell’s Gate Rock popolata da gazzelle di Thomson, oryx, antilopi reedbuk, antilopi Klipspringer, roditori procavie delle rocce e babbuini, branchi di zebre che pascolano con giraffe e mandrie di bufali, tra i predatori ghepardi, diversi leoni e raramente leopardi.

Pantera nera-Leopardo melanico

Nella regione centro meridionale di Nyandarua, verso l’omonima catena montuosa, si estende in un suggestivo ambiente sull’altopiano Kinangop il parco della riserva Aberdare. Rilievi dove precipitano i trecento metri delle cascate Gura, la savana popolata da rinoceronti neri, branchi di elefanti e varie specie di antilopi predate da leopardi e rari esemplari di pantere nere. Nella lunga Rift Valley keniota il lago più a sud è il Magadi con le sue colonie di fenicotteri rosa, varie specie di uccelli lacustri e pellicani, attorno struzzi e la savana con antilopi di varie specie e zebre, sulle rive meridionali alcuni elefanti e qualche famiglia di leoni.

Ad est si distende il grande parco diviso dalla ferrovia che collega Mombasa alla capitale nello Tsavo occidentale e in quello orientale tra rilievi desertici nella savana, acacie e palme, attraversato da piccoli fiumi e stagni dove nuotano ippopotami che convivono con i coccodrilli. Attorno gazzelle, grandi antilopi e branchi di zebre, alte ed eleganti giraffe, mandrie di bufali e possenti rinoceronti, maestosi elefanti, fameliche iene che contendono le prede ai ghepardi, oltre ai più nascosti leopardi ed ai sovrani leoni. Dal lago Jipe verso il confine tanzaniano iniziano le foreste sui colli vulcanici di Chyulu e a nord dello Tsavo ovest si trovano le sorgenti Mzima, oltre le pianure all’orizzonte la spettacolare vista del maestoso Kilimanjaro.

Giraffe del Kilimanjaro

Simile varietà di fauna si trova nel vicino parco al confine tanzaniano: è l’Amboseli magnificamente adagiato sotto il maestoso Kilimanjaro e vantando numerosi branchi di elefanti. Da sempre territorio dei Maasai, il suo suggestivo ambiente naturale e la ricchissima fauna della grande riserva nel parco Masai Mara, è tra i più celebri e visitati dell’intero continente e si stende per oltre trecento chilometri quadrati di savana che continua nel parco tanzaniano limitrofo del Serengeti ove transitano spettacolari migrazioni di gnu e altri animali per i pascoli stagionali, antilopi, gazzelle Thomson e la specie Grant, diffusi gli impala, branchi di zebre e numerose giraffe. La straordinaria varietà di animali è presente dappertutto, ma in alcuni periodi si concentrano nelle zone più esterne in grandi branchi di elefanti, mandrie di bufali e vari rinoceronti, negli stagni e corsi d’acqua gli ippopotami ben separati dai coccodrilli, una gran varietà di uccelli di ogni dimensione, avvoltoi africani, falchi cuvierii, struzzi, grandi marabù, rapaci serpentari, tra i predatori i leopardi e la più grande concentrazione di leoni africani.

I popoli delle savane
Parco Nazionale Monte Kilimanjaro Tanzania

Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli.”
Così recita un proverbio Maasai a significare il secolare equilibrio con la natura come per tutti i popoli Nilocamiti, allevatori di fiera stirpe guerriera con cultura, tradizioni e mitologia simili dalla comune origine. Per molti l’eroe Menelik, generato dal biblico Salomone e Bilqis la Regina di Saba, diffuso dal testo etiopico Kebra Nagast del V secolo, è la figura mitica di riferimento alle antiche origini camite di questi popoli che sono migrati seguendo il corso del Nilo conquistandone vasti territori. Per costoro quell’eroe mitico salì e scomparve sul Kilimanjaro e da allora la maestosa montagna è divenuta sacra in attesa del suo messianico ritorno per guidare la riconquista dell’antico territorio.

Il bestiame non è solo sostentamento, ma anche lo strumento della tradizione che conserva la cultura e la saggezza degli antenati fondata sul modo di trattare e organizzare il bestiame che condiziona l’esistenza di tutti i Nilocamiti. Unica divinità creatrice è Ngai, che si venera nel monte Kenya, sceso sulla terra la prima volta in un’età mitica remota dominata dal disordine, portando il bestiame e convertendo i popoli in allevatori che qui divennero i Maasai e tutti gli altri che vivono nelle savane, mentre altri rimasero Dorobo, ovvero cacciatori. Tra i Nilocamiti si trovano le tribù dei Luo originari del Sudan meridionale, che popolano una vasta regione che va dal Sudan a nord fino al Congo orientale e l’Uganda a sud ovest, parte della Tanzania più a meridione e il Kenya ad est, verso l’Uganda orientale vivono circa seicentomila Teso.

I cinque milioni di Kalenjin popolano l’orientale regione della grande Rift Valley, divisi in varie tribù e popolazioni della medesima stirpe, cultura e tradizioni definite come Kalenjin, simili ai Nandi che vivono in parte concentrati nelle colline dell’orientale territorio chiamato con il loro nome Nandi County. Poco a nord di Eldoret si estende la regione abitata dagli Elgeyo, agricoltori ed allevatori come i vicini Marakwet, divisi in clan diretti dall’assemblea dei capi asiswo; verso il lago Baringo si trovano i villaggi dei Kipsigis con i vicini Tugen, i simili Lembus e i più numerosi Pokot, diffusi anche in altre zone.

Ragazza appartenente alla tribù El Molo

A sud est del lago vivono i Camus chiamati anche Njemps, con cultura e tradizioni simili ai Sabaot che popolano il territorio dell’Elgon sotto l’omonimo monte con i vicini Terik di stesse origini ma con propria lingua. Sono chiamati con il dispregiativo Dorobo, cioè “coloro che non hanno bestiame”, le tribù di cacciatori e raccoglitori oggi divisi in vari gruppi. I più numerosi sono gli Ogiek, nella foresta Mau oltre il lago Nakuru, e nelle foreste del monte Elgon sul confine con l’Uganda.
Il vasto territorio popolato dai Samburu va dalla provincia del fiume Ewaso alla regione settentrionale del grande lago ove vive il piccolo popolo in via di estinzione degli El Molo e che prende nome dai simili Turkana anch’essi discendenti dal grande popolo Maasai e ne sono parte con lo stesso modo di vita, religione, costumi e i comuni riti che hanno scandito la storia di questo popolo dei grandi altopiani e delle savane.

Giovani appartenenti al popolo Masai

L’esistenza di queste tribù di origine Maasai riunite nelle quattro grandi confederazioni Loitai, Kaputie, Kinopop, e Samburu si fonda sulle famiglie patriarcali legate in clan e gruppi di età ove si accede con proprie cerimonie, uniti nell’ol-osho guidato da un consiglio di anziani ed un capo tribù assistito dall’Oloibon o Laibon, colui che padroneggia la magia, che conosce i segreti della natura e degli uomini, che può entrare in contatto con le divinità. Dopo il laibon ed il capo tribù, per rango vengono i guerrieri, chiamati dai Masai e Samburu Moran, la casta formata dai più coraggiosi ed abili pastori-guerrieri della tribù, sprezzanti di ogni pericolo che, anzi, vanno cercando per misurare il loro coraggio (…si fa per dire e attirare l’ebete turista). Cacciano il leone con la lancia ed amano pavoneggiarsi con la sua criniera quando, in gruppo numericamente non inferiore a parecchie decine di uomini, riescono ad ucciderne uno vecchio e spelacchiato, nonché ferito o morente. Questi uomini e donne di nobile portamento e antica fierezza, gli ultimi signori di questa savana, che si dice spudoratamente così armonica tra gli esseri umani e gli animali, paiono solo un ricordo di un’epoca mitica persa nella storia.

by TravelGeo